Difficoltà nel trovare le informazioni

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Pagina curata da Francesco Pozzi
Ultimo aggiornamento: 12/2013
Quanto tempo si perde a cercare informazioni introvabili? Spesso la ricerca di informazioni in Rete è un processo lungo e frustrante. Queste difficoltà inducono a volte a non intraprendere nemmeno la ricerca e ad accontentarsi di quello che è più facilmente accessibile.
Quanto tempo si passa a cercare informazioni online?
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Il tempo trascorso a ricercare informazioni in Rete varia molto da persona a persona ed è quindi difficile da calcolare.
I dati statistici forniscono un’idea almeno generale del tempo passato online: se si guardano ad esempio le statistiche di Alexa.com, Google, il sito più visitato al mondo, viene utilizzato mediamente per più di 10 minuti al giorno (la media è calcolata su tutti gli utenti.
Dati Nielsen relativi al mese di maggio 2011 per i soli utenti statunitensi, calcolano in 12,5 miliardi i minuti totali passati su Google in quel mese dagli americani, e 17,2 miliardi quelli passati su Yahoo!.

L’uso dei motori di ricerca ha sempre rappresentato gran parte del tempo trascorso online. Oggi però si assiste ad un sorpasso: a partire dal 2010, Facebook sembra aver superato Google nella quantità di tempo che i suoi utenti trascorrono utilizzandolo. Si può ipotizzare che una buona parte di questo tempo sia impiegata alla ricerca di informazioni di tipo sociale: notizie e aggiornamenti su altre persone nella propria cerchia di conoscenze.
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I risultati di ricerca sono uguali per tutti?
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A volte l’inefficacia di una ricerca online è dovuta a sistemi automatici che pongono dei limiti senza che l’utente se ne renda conto.
I motori di ricerca utilizzano questi filtri per venire incontro alle esigenze di ricerca più comuni e facilitare l’accesso ai contenuti che probabilmente stiamo cercando.

Google, ad esempio, rileva automaticamente la posizione geografica da cui viene effettuata la ricerca (la nazione e la città), e organizza i risultati dando maggiore rilevanza a quelli nella lingua di quel paese e geograficamente più vicini.
Questo, se può essere un vantaggio per trovare rapidamente contenuti in italiano e nella propria città, cancella di fatto dalle nostre ricerche i contenuti di tutto il resto del mondo: per effettuare ricerche più ampie dovremmo usare la versione inglese di Google o i filtri di ricerca avanzati.
Filtri intelligenti ci rendono stupidi
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In una presentazione al TED nel 2011 (video in inglese con sottotitoli in italiano, durata 9’05’’), Eli Pariser spiega come i filtri intelligenti dei moderni motori di ricerca, e molti altri sistemi di Internet, si occupino di selezionare per noi informazioni in linea con i gusti, le conoscenze e le abitudini che già abbiamo.

Questi sistemi dunque limitano la nostra possibilità di incontrare effettivamente informazioni nuove e farci fare nuove esperienze.

La presentazione è un riassunto del tema che Pariser tratta più ampiamente nel suo libro “Il Filtro”.
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Si possono usare motori di ricerca più efficaci?
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Esistono molti diversi motori di ricerca, anche se la gran parte delle persone che accedono ad Internet tende ad utilizzarne pochi e sempre gli stessi.
Le classifiche sull’uso dei motori di ricerca ci dicono che Google è di gran lunga il più utilizzato, seguito a molta distanza da Bing e da Yahoo!.

Esistono però molti altri motori di ricerca, o versioni dei motori più noti configurate per effettuare ricerche più precise e specifiche. Qualche esempio: Technorati è pensato per cercare in particolare fra i blog, Google Books permette di trovare libri.
Se si cercano informazioni relative a un’immagine è anche possibile, con Google Immagini, caricare una foto o un quadro e far cercare dal motore le informazioni relative.

L’uso di motori di ricerca specifici in linea con la ricerca che si esegue consente di migliorare di molto l’efficacia e l’efficienza della propria ricerca: si troveranno risultati più utili e più velocemente.
Motori di conoscenza computazionale
Siamo tutti abituati ad utilizzare i classici motori di ricerca, che si limitano a ricercare informazioni connesse alle parole chiave che introduciamo.
Esiste però un’altra categoria di motori: imotori di conoscenza computazionale(computational knowledge engine).

Wolfram Alpha è un motore di conoscenza computazionale. Il suo lavoro, ben presentato nel video qui sopra e sul sito del progetto, è analizzare l’input dell’utente (interpretando il linguaggio naturale) ed elaborare una risposta indagando nella banca dati a sua disposizione.
Con questo tipo di motori è possibile ottenere dati e informazioni più complete e specifiche in relazione alla domanda posta.
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Esiste un Web invisibile?
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C’è un’ampia porzione di Internet che viene definita Invisible Web,Deep Web o Web invisibile. Si tratta di tutti quei contenuti effettivamente presenti in Rete, ma che non vengono indicizzati dai principali motori di ricerca: risultano quindi invisibili alle comuni ricerche.

Ci sono molte diverse ragioni per cui alcuni contenuti possono non essere visti dai motori di ricerca: può trattarsi di pagine dinamiche, generate cioè solo a seguito della richiesta diretta di un visitatore, di pagine non linkate e quindi isolate, di contenuti posti all’interno di sezioni private e protette da password, o di contenuti in formati che i motori di ricerca non sono in grado di leggere.

Qual è la dimensione di questa Internet invisibile? E’ difficile dirlo con precisione, ma si stima che sia molto, molto maggiore del Web visibile. Un noto articolo del 2001 sul Journal of Electronic Publishing (in inglese, qui tradotto in italiano con Google Translate) presenta stime secondo cui l’Invisible Web potrebbe essere da 400 a 550 volte maggiore del web visibile.
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