Gli effetti del multitasking

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Pagina curata da Francesco Pozzi
Ultimo aggiornamento: 2/2014
“Multitasking” è un termine mutuato dall’informatica, che sta ad indicare la capacità di svolgere diverse operazioni nello stesso istante. Oggi capita di usare il cellulare per scrivere sms con il televisore acceso e intanto chattare usando un instant messanger all’interno di un social network, interrotti ogni tanto da una telefonata. Ma quali sono gli effetti di questo bombardamento di stimoli?
Cosa succede se sovraccarichiamo di informazioni la nostra mente?
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Se si effettua una ricerca su Google per il termine “information overload” (in italiano sovraccarico cognitivo) vengono restituiti circa 7.490.000 risultati. Questo è un esempio (paradossale) di ciò che si intende per information overload: un sovraccarico di informazioni, tale da indurre smarrimento, paralisi decisionale e altri effetti psicologici.

Di fronte a tanta mole di informazioni tendono ad emergere
bias cognitivi che ci guidano a interpretare le informazioni in modi poco razionali, fidandoci delle prime impressioni (confirmation bias) o di indici generici di autorevolezza. Questi bias sono ben riassunti ed analizzati da Luca Chittaro sul suo blog.
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Sovraccarico informativo o bulimia informativa?
Piuttosto che incolpare il gran numero di informazioni che ci circondano, potrebbe essere il caso di acquisire consapevolezza dei propri comportamenti di accesso alle informazioni, e modificarli.

The Information Diet, libro del 2012, segue questa linea di ragionamento, proponendo un parallelismo con il cibo. Oggi la nostra società offre cibo e informazioni in enorme abbondanza. Sta a noi imparare a seguire una dieta intelligente, anziché ingerire informazioni (o cibo) in quantità eccessive.

Qui accanto il video di presentazione del libro.
Internet ci rende stupidi?
Nicholas Carr da alcuni anni si è impegnato, anche tramite il suo blog, a sottolineare i possibili risvolti negativi dell’uso di Internet per le capacità cognitive.
In un citatissimo
articolo del 2008 sull’Atlantic Monthly (in inglese) e più recentemente nel libro del 2011 “Internet ci rende stupidi?”, Carr affronta tutti i principali risvolti negativi che potrebbero emergere da un uso eccessivo della Rete:

“stiamo forse sacrificando la nostra capacità di pensare in modo approfondito? Abituati a scorrere freneticamente dati tratti dalle fonti più disparate, siamo diventati tutti superficiali? Che ci piaccia o no, la rete ci sta riprogrammando a sua immagine e somiglianza, arrivando a plasmare la nostra stessa attività cerebrale.”
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Come combattere il sovraccarico di informazioni?
In un contesto ricchissimo di stimoli e distrazioni, l’unica difesa è data dalle regole che ci poniamo e che possono guidare il nostro comportamento verso una maggiore efficienza.
Luca Chittaro sintetizza alcune buone regole per l’utente di Internet:
“Definire chiaramente gli obbiettivi ed i risultati che si vogliono ottenere con la rete per non trovarsi a vagare senza meta saltando casualmente da uno stimolo all’altro. Svolgere le attività in rete una alla volta e quando si sta svolgendo un’attività, rimanere focalizzati su quella, non farsi interrompere e non farsi distrarre da stimoli scorrelati che ci giungono dalla rete o dall’ambiente circostante...”

Alessandra Farabegoli offre tre ulteriori consigli utili:

1. Chiudete la posta
“Tenere la posta elettronica sempre aperta offre una scusa perfetta per non metterci a lavorare davvero. […] La posta va chiusa, e riaperta solo in pochi momenti ben definiti durante la giornata”.
Alcuni metodi per utilizzare più efficacemente la posta sono l’Inbox Zero e il metodo rosso.

2. Spegnete tutte le notifiche
“Se i social network sono importanti nella vostra vita (nella mia lo sono), dedicate loro un momento specifico (la “pausa Twitter” come la pausa caffè), ma durante il resto del tempo non fatevi disturbare.”

3. Usate una ToDoList per definire le vostre priorità
“Aprite ogni giornata facendo il punto su quel che dovete fare oggi. La ToDoList del giorno deve essere realistica: un elenco di tre voci è ok, uno di 20 è impossibile da chiudere, quindi va ripianificato subito, perché non c’è niente di più improduttivo che restare a guardare sconsolati una lista troppo lunga per essere completata.”
Connessi con il mondo o con noi stessi?
Jon Kabat-Zinn è professore emerito della University of Massachussets Medical School ed è considerato il padre della Mindfulness, disciplina che ha tradotto in termini scientifici le pratiche meditative di origine orientale.

In un suo
libro del 1990, Full-Catastrophe Living, Kabat-Zinn già preconizzava il sovraccarico di stimoli che si sarebbe creato con la diffusione delle nuove tecnologie:
Avremo un numero crescente di modi per essere sempre più occupati e fare un numero crescente di cose simultaneamente, con aspettative su noi stessi che aumenteranno di conseguenza. Potremo portare avanti i nostri affari mentre guidiamo l’auto, potremo fare ginnastica mentre elaboriamo informazioni, leggeremo mentre guardiamo la televisione o avremo schermi con finestre multiple per seguire piu’ cose contemporaneamente. Saremo sempre connessi con il mondo. Ma saremo mai connessi con noi stessi?

Nel 2007 Kabat-Zinn ha tenuto un
seminario sulla Mindfulness presso la sede di Google, disponibile su YouTube (in inglese, con sottotitoli in inglese). La Mindfulness, o meditazione, è presentata come una tecnica che consente un maggior contatto con il momento presente e la capacità di distanziarsi dal continuo bombardamento di stimoli che riceviamo giornalmente.
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